Il sostegno a Armand Bayard de la Vingtrie,  autore di un progetto ambizioso,  consistente nella realizzazione di una linea ferroviaria a proprie spese, per la quale chiese ed ottenne, lo sfruttamento della sua stessa opera per 99 anni, fu dato,  dal  Regno delle Due Sicilie, stato tra i più progressisti dell’epoca.

Il marchese Nicola Santangelo,  a cui fu sottoposta la proposta, chiese immediata approvazione al re Ferdinando II che firmò la concessione.

Fu solo l’anno seguente che a Parigi nacque una società francese gestita dall’ingegnere, dai suoi due fratelli e da un altro ingegnere, Fortunato de Vergès, la quale si poneva l’obiettivo della realizzazione e della gestione dell’opera. Il progetto rientra nel periodo storico in cui l’applicazione del vapore alle macchine e ai sistemi di produzione era ormai in voga in tutta Europa.

Nel giro di quattro anni si sarebbe dovuta formare una strada ferrata che avrebbe collegato Napoli con Nocera, con una diramazione per Castellammare, con la priorità per il tratto fino al Granatello di Portici. Infatti nella cittadina vesuviana era sita la reggia estiva, fatta costruire da Carlo III, capostipite della dinastia dei Borbone di Napoli.



La lungimiranza borbonica vuole che dal momento che il progetto presentò una serie di difficoltà tecniche inattese, il monarca borbonico si rivolse ad imprese inglesi. I vagoni furono costruiti a Napoli, nello stabilimento della futura officina meccanica di Pietrarsa, a San Giovanni a Teduccio, mentre le locomotive in un primo momento furono  acquistate dalla società inglese, la Longridge Starbuck e Co. di Newcastle-Upon Tyne, ma successivamente furono realizzate nella stessa Pietrarsa.

You must be logged in to post a comment.